Yoga in relazione ad altri sport
Nel corso degli anni, ho avuto il piacere di incontrare diversi sportivi, con cui collaboro tutt’ora, che praticano la loro specialità sportiva ad alto livello riscontrando che molti di loro hanno trovato nello Yoga un valido aiuto per il loro sport preferito.
La pratica di questa disciplina è un’ottima preparazione all’attività di un atleta anche agonista. L’unico problema è la filosofia dello Yoga: “E’ importante lo sforzo mentale e l’impegno mentre non è tanto importante dove si arriva”. Lo Yoga non è competitivo, anche se da alcuni anni è stato inserito come disciplina nelle gare atletiche sportive cui sono stata invitata a partecipare, rifiutando l’invito perché ho voluto tenere lo Yoga, come l’Ashtanga Vinyasa Yoga che insegno e pratico, al di fuori dalle discipline agonistiche competitive.
Attraverso lo Yoga si acquisisce, prima fisicamente poi mentalmente, una conoscenza profonda dei propri limiti e delle proprie potenzialità che applicata allo sport praticato, dona all’atleta un carattere forte e particolare. Lo Yoga ripone grande attenzione sulla conoscenza di se stessi e del proprio corpo ed il lavoro che il praticante è chiamato a compiere nella propria mente si traduce in una particolare predilezione per esercizi di concentrazione, di meditazione, di rilassamento e di respirazione. Inoltre attraverso il Pranayama, “estensione o espansione della dimensione del Prana”, che utilizza esercizi di respirazione, si apprende una respirazione costante e profonda. La pratica permette di liberarsi dalla tensione accumulata per riprendere il controllo del proprio corpo, aiuta ed equilibra difetti posturali, cura e migliora alcune patologie fisiche, ottimizza l’equilibrio, rinforza la resistenza, migliorando la flessibilità di muscoli spesso corti e rigidi ed è un valido aiuto nella riabilitazione dovuta da infortuni di ogni genere.
La pratica dello Yoga è una disciplina complessa costituita da vari stadi. Il tipo di Yoga che ritengo si avvicini di più, nel donare un valido aiuto all’attività atletica migliorandone il livello sportivo, è l’Ashtanga Yoga in tutti i suoi rami, (si veda Ashtanga Vinyasa Yoga). Analizziamo alcuni aspetti di questa disciplina:
In relazione al respiro
Imparare a respirare la vita con la vita stessa.
Il respiro attraversa tutti gli aspetti della vita ed è anzi la vita stessa.
Liberare ed allungare il respiro dai blocchi e dalle limitazioni che ne impediscono la piena espressione, per accedere ad una respirazione libera, ampia, circolare e consapevole.
La respirazione è un atto fisiologico, meccanico come il battito cardiaco, che rappresenta una funzione di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. Esiste quindi in ogni corpo un meccanismo anatomico fisiologico in grado di garantire la funzione respiratoria indipendentemente dalla volontà, sostenuto dal sistema nervoso detto vegetativo. Ma esiste la possibilità di interagire volontariamente sul respiro, potenziando e modulando la lunghezza delle diverse fasi respiratorie che sono quattro: l’inspiro, la pausa a polmoni pieni, l’espiro, la pausa a polmoni vuoti, utilizzando una respirazione circolare senza blocchi.
Pranayama
Il respiro è il re della mente. In effetti, il respiro interagisce immediatamente, generando uno stato di stop della frenetica attività mentale. Chi è addestrato all’arte della respirazione e pratica le diverse tecniche del Pranayama (tecniche di respirazione), è sicuramente in grado di comprovarlo. Molti sono stati i test scientifici che hanno dimostrato un netto calo dell’attività cerebrale oltre che del battito cardiaco e del sistema simpatico durante pratiche yogiche. La respirazione e la sua potente azione sul corpo e sulla mente sono stati fonte di un approfondito studio da parte dei grandi maestri e costituiscono la parte più importante e difficile dello Yoga, chiamata appunto Pranayama. Le tecniche di respirazione sono molteplici e assai complicate e necessitano di anni di addestramento nonché della guida di un maestro esperto. Il mio Maestro dice che il respiro è lo strumento più prezioso per un praticante e per un ricercatore, in quanto consente di penetrare e toccare il presente, mentre la nostra mente viaggia perennemente tra passato, ovvero il vissuto, e progetti o obiettivi futuri e non si ferma mai o quasi mai nel presente. Lavorando sul presente la mente immediatamente si placa, con una tecnica di pranayama ben fatta il turbinio dei pensieri si disperde all’istante e il praticante sperimenta, anche se per tempi ridotti, una condizione di silenzio che gli consente di percepire non solo il proprio corpo fisico ma anche uno spazio percettivo più dilatato e rarefatto. Vivendo nel passato e nel futuro si rischia di non vivere affatto; l’unico modo di vivere veramente è quello di vivere il momento presente. Inoltre “ogni istante nasce e muore e non si ripeterà mai più”, peccato perderne anche uno solo, non credete? Ecco questa è solo una delle possibilità dello Yoga, quella di “trovare quello che tutti affannosamente ricercano: il piacere”, il piacere di vivere.
“Il respiro è lo strumento più prezioso di un praticante e di un ricercatore”.
Noi siamo praticanti e ricercatori nel nostro percorso yogico,
ricerchiamo una mente serena e un respiro calmo.
Ujjiay
Il Respiro Ujjayi è una tecnica di Pranayama citata nello “Hathayogapradipika” e usata nella maggior parte delle scuole tradizionali di Yoga per ottimizzare e regolare il flusso respiratorio.
E’ ottenuto attraverso la chiusura parziale della glottide deglutendo e abbassando leggermente il mento.
Un respiro profondo e continuo rappresenta il cuore dello Yoga, ogni movimento diventa morbido, preciso e perfettamente stabile.
Il Respiro è il ritmo, è la misura di quello che siamo in grado di fare, ma soprattutto fornisce infinite informazioni sul come lo stiamo facendo. Infonde una focalizzazione interiore e una calma profonda durante la pratica .
Con lo sviluppo di una respirazione lunga e profonda, la mente diventa calma e concentrata, i pensieri si bloccano ed ogni movimento fluisce morbidamente e in modo preciso di asana in asana attraverso il completamento di tutta la sequenza. Acquisendo nel tempo la perfetta padronanza delle asana, coordinata al respiro, la pratica diventa una vera e propria danza fluida e vitale mentre la mente diviene calma e serena.
Quando si è tutt’uno col respiro ci si perde, ma ci sì “ritrova”.
Non sai più dove finisce il tuo corpo e dove inizia la dimensione “alta” del tuo spirito.
Tutto si fonde e la tua mente si placa. La magia avviene e ti senti finalmente sereno.
Quando conosci qualcuno e vuoi comprendere qualcosa di più intimo di questa persona,
ascolta attentamente come respira.
In relazione alla concentrazione nello sguardo
La concentrazione è la capacità di fissare l’attenzione su qualcosa, sull’azione che si sta eseguendo.
E’ rivolgere la propria attenzione verso un punto per non permettere allo sguardo di distrarsi.
Nella pratica dell’ Ashtanga Vinyasa Yoga la concentrazione nello sguardo è chiamata Drishti che significa “direzione dello sguardo” che è diretto interiormente per focalizzare la nostra attenzione sul Respiro, sui Bandha e sulla Mente; equilibra la pratica Yoga sia internamente che esteriormente.
In relazione alla concentrazione della mente
La meditazione è una “attività” della mente che si concentra continuamente su un unico oggetto, essendo questo oggetto l’unico pensiero nella mente. Lo scopo della tecnica di meditazione è svuotare la mente, per divenire pronti ad una consapevolezza pura, e svuotare le emozioni per essere consapevole delle emozioni circostanti. I benefici sulla salute delle tecniche di meditazione sono: liberare lo stress emozionale e mentale, creare pace nella mente e armonia dentro se stessi, sostituire la confusione emozionale o mentale con qualcosa di positivo e attivamente sacro e divino.
La meditazione è una pratica fondamentale del cammino yogico, ed ha lo scopo di metterci in contatto con la nostra natura divina, di farci comprendere che siamo una cosa sola con l’Amore Infinito che pervade tutto l’Universo. Attraverso la pratica regolare della meditazione, si sperimenta un senso di pace interiore e di benessere generale che rende la nostra vita più viva.
La meditazione non è quindi una tecnica di rilassamento, ma un potente mezzo per espandere la propria mente e liberarla dalle paure, dai complessi ecc. fino a renderla infinita. Quando non c’è più paura si sperimenta l’amore incondizionato verso ogni cosa.
Esistono varie tecniche di meditazione personali e spirituali, quella che vi ho trascritto è la Meditazione Dhamma Padàna Vipassana, come insegnata da S.N.Goenka nella tradizione di Sayagti U Ba Khin.
In relazione agli stati di coscienza della mente
Nelle scuole di Yoga i Mantra tradizionali, appartenenti ai Veda e ai testi sacri in genere composti in lingua sanscrita, sono cantati in sanscrito perché sì da importanza alla vibrazione che il suono del canto trasmette più che al significato delle parole che si pronunciano.
Spesso si canta ripetutamente una sola sillaba OM o AUM ma anche le formule più complesse vengono generalmente ripetute un grande numero di volte per indurre particolari stati di coscienza.
Il passato ha una vita sua, a volte benevola, a volte maligna;
è resistente come un microbo, adattabile come un virus,
e quando crediamo di averlo piegato ai nostri fini, si riforma, si modifica,
assume un aspetto diverso. E se l’ignoriamo che cosa fa?
Ci trasmette un messaggio sconvolgente:
fa affiorare un particolare, un avvenimento che credevamo di aver dimenticato.
In relazione alla stabilità e all’equilibrio
Il nostro equilibrio
L’equilibrio è qualcosa di più che il non cadere; è imparare a trovare una calma interiore che si traduce in consapevolezza di sé. Non è l’aspetto esteriore di un asana che importa, ma invece il livello di equilibrio interiore che si raggiunge sul piano fisico e su quello mentale. La sequenza in piedi è un laboratorio per esplorare le leggi dell’equilibrio. Nella sequenza in piedi sfidiamo il nostro assetto e impariamo come lavorare con la forza di gravità. Le piante dei piedi rappresentano il nostro collegamento con la terra.
Ogni parte del nostro corpo è completamente collegata. I nostri piedi sono la base stabile nella terra. Se la mente non è calma possiamo perdere facilmente l’equilibrio.
Un buon equilibrio dipende da molti fattori differenti, alcuni biologici, e quasi ognuno di questi può essere migliorato. L’equilibrio è associato al contributo sensoriale degli occhi, al corretto funzionamento del sistema di equilibrio dell’orecchio interno ed al senso di posizione e movimento nei piedi, gambe e braccia. Quest’ultima parte è riferita alla “propriocezione”: l’abilità del corpo di orientarsi in uno spazio senza dipendere da stimoli visivi. L’equilibrio è alla base di ogni cosa che facciamo e non si allenerebbe mai abbastanza. Con un buon equilibrio, tutti gli altri movimenti diventano più facili, e per questa ragione è considerato la capacità più importante.
La nostra abilità di mantenere l’equilibrio e stare eretti in ogni situazione dipende da una complessa ed intricata combinazione di fattori, tra cui sistemi visivi, uditivi e scheletrico-muscolari. Il sistema di equilibrio dell’orecchio interno lavora con occhi, muscoli e articolazioni per mantenere orientamento ed equilibrio. Per esempio, sono inviati al cervello segnali visivi sulla posizione del corpo in relazione all’ambiente circostante. Questi segnali sono elaborati dal cervello e comparati alle informazioni dei sistemi vestibolari e scheletrico muscolare. Nell’orecchio interno una serie complessa di tubi, fluidi e peli sensibili, lavora per aiutare il cervello a capire la posizione ed il movimento del corpo, includendo percezioni verso l’alto, verso il basso, a destra, a sinistra, e i movimenti circolari.
Presi assieme questi vari e continui flussi di informazione ci permettono di mantenere e regolare un equilibrio molto preciso, anche durante il movimento.
Nella postura
Le oscillazioni del corpo vanno assecondate, l’immobilità non deve essere confusa con l’irrigidimento: come l’albero dal tronco elastico e flessibile ondeggia nel vento e non viene da questo sradicato, così il corpo che asseconda le oscillazioni spontanee non cade durante l’esecuzione di vriksha-âsana, la postura dell’albero che prevede di rimanere “immobili come un albero nella terra” in appoggio di un piede.
La capacità di mantenere l’equilibrio è proporzionale allo stato di abbandono fisico e mentale, dunque se mi tengo in posizione cado, se invece mi abbandono alla posizione ho più possibilità di restare in equilibrio anche a occhi chiusi.
Nella pratica dello Yoga di matrice tantrica, com’è appunto l’Hatha-Yoga, una grande attenzione deve sempre essere rivolta alla coincidenza tra corpo e anima. L’equilibrio del corpo e la chiara visione mentale vanno di pari passo.
Chi pratica lo Yoga conosce la paura come una condizione di tensione e di squilibrio del corpo, che la meditazione può aiutare a superare. La paura, che nasce dall’attaccamento a sé stessi, è il riflesso del senso inconscio dell’ego, la meditazione è il porre l’attenzione sul proprio ego per conoscerlo e dissolverne l’influsso nocivo, il maleficio, che esso esercita sul corpo e sulla mente.
Una buona esecuzione della postura dell’albero richiede una buona elasticità delle articolazioni, specie quelle delle anche, e dei muscoli, in particolare quelli delle gambe, nonché un senso di profonda o, potremmo dire, inconscia e fisica fede, capace di sciogliere il maleficio dell’ansia e della tensione nel corpo.
In relazione al movimento
Vivere l’Ashtanga Vinyasa Yoga significa vivere, come in una danza, l’intima connessione tra il suono del respiro e il movimento del corpo. In una specie di alchimia tra sudore, movimento e respiro, si apre uno spiraglio di luce dove la mente “tace parlando” e la coscienza comincia ad ascoltare. In questa danza è importante mantenere un atteggiamento di equilibrio, di ascolto attento e anche di auto ironia. Può succedere che ci si sorprenda nel pretendere dai nostri muscoli e dal nostro corpo di raggiungere l’alluce del piede o di afferrare il polso. Si comincia a forzare l’allungamento, e mentre si forza ci si contrae, ci si irrigidisce, e a volte si prova dolore. Davanti al nostro ego che cerca risultati non si può che sorridere, perdonare e andare avanti con amorevolezza cercando di rilassarci nel movimento di estensione. Tramite la nostra esperienza si comprende con facilità e velocità quanto l’allungare significhi abbandonare, rilassarsi per prendere spazio. Così come il sorgere del sole non può esistere senza il calare della luna, così contrazione ed estensione sono come amanti inseparabili.
Il Vinyasa è il movimento in sincronia con il respiro che collega tra loro le posture. Il respiro rappresenta il cuore della pratica di Ashtanga Vinyasa Yoga e collega un asana all’altro in un ordine ben preciso.
Il metodo scientifico del Vinyasa Yoga consente il raggiungimento del benessere fisico e mentale attraverso la pratica di una particolare respirazione dolce, profonda e forte, definita Ujjayi. Questa respirazione specifica chiamata “ujjayi breathing”, praticata unitamente alla contrazione dei Bandha, determina un intenso calore interno che a sua volta causa una notevole sudorazione: maggiore è la sudorazione, più profonda è la pulizia e più tossine si eliminano attraverso la pelle
Una pratica completa che rende il movimento una danza col respiro
in una mente attiva, vigile, rilassata unita alla meditazione in movimento.
Con l’unione dell’Ashtanga, il Vinyasa e la meditazione Vipassana,
possiamo donare quiete al corpo calmando la mente.
Meditare e praticare insieme rende le…
Rendere le persone consapevoli di sé stesse, del proprio corpo e della propria mente e condurle ad unire corpo e mente in una singola, dinamica e ben funzionante entità. Unire i migliori aspetti delle discipline fisiche occidentali con quelli delle discipline spirituali orientali. La mente di chi esegue le asana è diretta verso il corpo, concentrata su ciò che sta accadendo, mentre accade: è possibile così comprendere esattamente ciò che la mente ordina al corpo ed imparare a percepire esattamente come il corpo si stia muovendo. Le posture, con una logica sequenza, conducono la mente a cooperare con il corpo alla ricerca comune del controllo, della precisione e della fluidità dei movimenti coordinati con una giusta respirazione. La persona che pratica Ashtanga non è spettatrice di sé stessa, ma partecipa attivamente con il corpo e con la mente a ciò che compie: “La cosa importante non è ciò che stai facendo ma come stai eseguendo ciò che fai”. L’individuo si muoverà con economia, grazia ed equilibrio.
Prendere coscienza di sé
Mantenere il livello di concentrazione sufficiente a produrre una buona dose di quiete ed un’estrema attenzione. La pratica ne individua alcuni estremamente utili ed adeguati allo scopo: il corpo, le sensazioni, gli stati emozionali ed i contenuti mentali. Sono oggetti meditativi che contengono una grande dose di “impermanenza”, la rilevazione della modificazione (le varie sensazioni fisiche ed interiori, mutano di continuo), oltre a confermare per esperienza diretta uno dei cardini dell’insegnamento del Buddha “l’impermanenza” appunto. Producendo attenzione per il corpo seduto nella postura meditativa prescelta si ascolterà l’assetto della struttura fisica, la condizione del sistema muscolare e scheletrico restando vigile su qualsiasi modificazione. Affinando via, via la capacità di ascolto potrà emergere la consapevolezza delle più varie funzioni corporee, da quelle più grossolane, (comprendenti anche le funzioni circolatorie ed il battito cardiaco) a quelle più sottili, proprie ai processi energetici.
L’attenzione al corpo tuttavia si può sviluppare non soltanto nella condizione statica formalmente impostata ma anche in movimento; “praticando le posture Yoga” si può sviluppare attenzione per le modificazioni del corpo in termini di stabilità, equilibrio e spostamento.
Fa anche parte dell’attenzione concentrata sul corpo, l’ascolto del flusso del respiro come semplice percezione dell’aria che entra ed esce dalle narici, senza alcun intento di imporre un ritmo particolare alla respirazione. Sarà applicata la pura e semplice aderenza all’evento presente, seguendo l’inspirazione nel suo sorgere, nella sua durata e nel suo finire e facendo altrettanto con l’espirazione, respiro dopo respiro, senza dar vita ad alcuna aspettativa.
La ripetuta applicazione del supporto meditativo educa il ritmo mentale, di per sé caotico, e dai consueti picchi determinati dalla suscettibilità alle emozioni procede ad un’equalizzazione delle “onde pensiero” fino alla profondissima quiete ove è esclusa la registrazione di alcun disturbo, di alcuno stimolo, sia proveniente dall’esterno quanto dall’interno. Questo stato sottrae il praticante ad ogni personale particolarismo e lo apre ad un collegamento, “più in alto”, con un tipo di coscienza superiore. In tutta la lunga trafila delle pratiche Yoga, tutte le strutture vengono educate, il corpo allenato, le energie canalizzate e potenziate, poichè nella pratica viene dato ampio spazio all’emozione e si ha cura dell’azione.
È grazie alla consapevolezza del proprio stato che si sceglie di praticare una disciplina atta a modificarlo: senza l’occhio vigile della consapevolezza non possiamo riconoscere il dolore in cui siamo coinvolti né l’attaccamento che ci soffoca. Quando non facciamo ricorso alla consapevolezza crediamo alle ragioni dell’ego.
Nella pratica della Meditazione Vipassana ciò che viene esaltato è proprio quella fondamentale caratteristica peculiare dell’umanità, e cioè la consapevolezza.
Non esiste giudizio né interpretazione, ma solo il riconoscere, di volta in volta, la mente turbata come turbata; la mente sviluppata come sviluppata ecc.
Via, via, tutti i fantasmi del nostro vissuto si paleseranno ai nostri occhi, li osserveremo senza alimentarli e senza resistere alla loro evidenza per procedere verso la purificazione dell’ego bisogna prima di tutto conquistare l’amore verso se stessi; allora la pratica dell’attenzione si colora di un’infinita accettazione, dissolvendo quella tendenza a produrre contrazione, o disconnessione, per non vedere ciò che di noi stessi odiamo.
In relazione al rilassamento
Le tecniche di rilassamento specifiche dello Yoga permettono di rilasciare le tensioni e le contrazioni, distaccandosi contemporaneamente dalle contrarietà che le hanno create, almeno per un tempo sufficiente a ristabilire un certo equilibrio. Nelle pratiche di rilassamento profondo dello Yoga, il livello di contrazione dei muscoli viene abbassato anche sotto quella soglia minima che è normalmente conservata, quando la muscolatura è a riposo. Se il rilassamento viene protratto a lungo, si crea una vera e propria sconnessione tra il sistema nervoso centrale e l’apparato muscolare, in modo che quest’ultimo si trova libero da tutte le interferenze dei livelli superiori della coscienza. Lo stato di rilassamento si trasmette anche ai vasi sanguigni e agli organi interni, le funzioni fisiologiche si regolarizzano e all’organismo viene data l’occasione di rivitalizzarsi e di ritrovare una modalità di funzionamento fluida ed equilibrata.
In relazione alla terapia
La terapia è un argomento che riguarda il modo di vedere il corpo, la mente, come anche il sé.
Possiamo creare un metodo per fare sì che corpo, mente ed intelligenza continuino a funzionare in modo ritmico coordinandosi con le varie funzioni strutturali del corpo. Lo Yoga gioca un suo ruolo importante nell’educare l’uomo partendo dalle aree periferiche fino a raggiungere le parti più intime dell’essere umano, che potete chiamare me stesso o io o il sé divino. Tutti i problemi sorgono da questo io o me stesso.
Il corpo dice una cosa, la mente un’altra cosa, le emozioni un’altra, l’intelletto un’altra ancora. Queste divergenze sono comuni a tutti, e disturbano l’armonia della forza vitale, quella che normalmente chiamiamo salute. Se l’armonia della forza vitale è disturbata allora non si avrà buona salute. Questa forza vitale è influenzata dalle azioni e reazioni fisiche, emotive e intellettive, che avvengono nel nostro sé ed in risposta al mondo esterno. Non è così facile rimanere in uno stato ritmico, equilibrato, sebbene lo scopo dello Yoga sia questo. Lo Yoga terapeutico è una terapia vedantica (che risponde al fine ultimo), non una qualsiasi terapia fisica come comunemente si pensa. Terapia significa entrare nel cuore della causa dei dolori e dei disequilibri che creano il dolore stesso, toccarli e creare quel ritmo. È una terapia filosofica, non una terapia fisica.
Se il movimento è vibrante e dinamico, allora semplicemente la vita si muove, e semplicemente la salute si muove con la forza vitale positiva che le viene aggiunta. Dobbiamo canalizzare l’energia. La malattia si installa, quando l’energia non si muove. Lo Yoga ci insegna ad essere ricchi, non solo esternamente, ma anche e soprattutto internamente. I confort materiali sono obiettivamente una ricchezza, ma la persona si ritrova completamente vuota al suo interno. La scienza dello Yoga dice: “ non vedere le ricchezze dell’anima per quelle del patrimonio”.
Lo Yoga cambia l’uomo a livello emotivo, intellettivo e psicologico, inoltre sviluppa il dinamismo.
La stabilità non è il fine della vita. La stabilità deve essere positivamente dinamica per andare avanti come un fiume, che è ricco di forza energetica dall’inizio alla fine.
In relazione agli infortuni
Considerando l’anatomia del corpo umano nella posizione verticale, corpo eretto in equilibrio su due piedi, gli arti inferiori sono il sostegno principale del corpo, attraverso le articolazioni delle anche che, come intermediari, li collegano al bacino. Durante un infortunio è possibile un considerevole cambiamento a livello delle normali curve vertebrali indipendentemente che il trauma avvenga direttamente alla colonna vertebrale, o in altre parti del corpo. Una posizione errata del bacino, degli arti inferiori durante la camminata, o gli scompensi alle spalle ed arti superiori, con l’andare del tempo, portano delle modifiche del rachide, lasciando dolori ed instabilità. Qualsiasi tipo di trauma deve essere riabilitato correttamente in modo da evitare la ricaduta dello stesso problema o la comparsa di nuovi scompensi posturali.
Lo Yoga si avvicina al lavoro riabilitativo perché utilizza le sue fonti primarie: l’equilibrio, la stabilità, la concentrazione, l’isometria e l’allungamento muscolare, la percezione del lavoro a piedi nudi, il controllo di tutto il corpo contemporaneamente, lavorando coscienziosamente sui propri limiti, ascoltando il corpo internamente ed esternamente e , fondamentale, liberando la mente dai blocchi psicologici causati da un’attività o dalla semplice paura di sentire dolore.
Yoga è l’arte del rinnovamento di ogni attimo
Yoga è l’arte dell’onestà e dell’umiltà
Yoga è l’arte della capacità di stupirsi e dell’apprezzare il processo della vita così com’è.
Solo in questo modo possiamo lasciar libera la realtà dai nostri pregiudizi e dalle nostre costrizioni, liberi di poterci abbandonare…
Il mistero è l’essenza del tutto che diventa sacro.
